Confindustria
Ascoli Piceno

Di Piergiorgio Crincoli

Kune: il capitale umano come nuova sfida industriale tra intelligenza artificiale, territori e trasformazione delle imprese

Il 22 maggio 2026, al Medusa Beach di San Benedetto del Tronto, si è svolto “KUNE – La centralità del capitale umano nella nuova economia. Prospettive e sfide europee”, evento promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno nell’ambito del format nazionale “Confronti”.

Kune, insieme


L’iniziativa, dedicata al ruolo delle persone nei nuovi modelli di crescita industriale, ha visto il sostegno di Umana Spa, Tecnocredito Commerciale Srl e Massimo Cupillari, Wealth Advisor Banca Mediolanum.

L’appuntamento ha riunito imprese, accademia, istituzioni e comunicazione attorno a una domanda di fondo: come può il sistema produttivo italiano restare competitivo in una fase segnata da transizione digitale, intelligenza artificiale, inverno demografico, crisi delle competenze e profonda trasformazione del lavoro?

Ad aprire i lavori è stato Pietro Straccia, Presidente uscente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno, che ha spiegato il significato del titolo scelto per l’iniziativa. “Kune”, in esperanto, significa “insieme”: una parola che Straccia ha collegato alla necessità di rimettere al centro del dibattito “ciò che conta davvero nel fare impresa: le persone”. Nel suo intervento, il Presidente uscente ha richiamato il valore della collaborazione tra imprenditori, generazioni e territori, sottolineando come il successo di un’azienda derivi non solo dalle competenze individuali, ma dal modo in cui le persone lavorano insieme.

A guidare il confronto è stata Barbara Capponi, giornalista e conduttrice RAI, che ha collocato il tema dell’evento nel quadro economico e sociale attuale. Richiamando il contesto di un Paese resiliente ma ancora segnato da bassa crescita, Capponi ha evidenziato come la centralità del capitale umano diventi decisiva nell’epoca degli algoritmi, della transizione digitale e green e della contrazione demografica. Le persone, ha ricordato, continuano a rappresentare l’asset più prezioso per la produttività e il successo delle imprese.



L’impresa come comunità di persone


Simone Ferraioli, Presidente di Confindustria Ascoli Piceno, ha dato al confronto una prima chiave di lettura industriale e valoriale. Nel suo intervento ha richiamato il tema della responsabilità sociale d’impresa, sottolineando come la centralità del capitale umano non possa essere ridotta a slogan. In un Paese nel quale il 95% del tessuto produttivo è composto da PMI, il rapporto tra imprenditore e collaboratori è spesso diretto, quotidiano, intrecciato ai destini stessi delle comunità locali.

Ferraioli ha posto l’accento sul rischio demografico, ricordando la prospettiva di una forte carenza di lavoratori nei prossimi decenni, e ha invitato a non sacrificare tutto “in nome esclusivamente del profitto”. Anche nel confronto con l’intelligenza artificiale, la robotica e il progresso tecnologico, ha sottolineato, restano insostituibili l’idea, il pensiero, la fantasia, l’intuito e la capacità dell’imprenditore di anticipare il futuro.

 

Matteo Polli, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Marche, ha ampliato la riflessione al rapporto tra persone, sviluppo industriale e competitività regionale. Le Marche, ha ricordato, hanno costruito una parte importante della propria identità economica sulla manifattura, sulle filiere, sulle PMI e su un sapere produttivo nato spesso da una matrice artigiana e trasformato nel tempo in capacità industriale.

Secondo Polli, quel modello conserva una forza profonda ma deve essere aggiornato, protetto e rilanciato. Il capitale umano, in questa prospettiva, non riguarda solo la ricerca del personale o il welfare aziendale, ma la capacità delle imprese di innovare, crescere, presidiare i mercati e costruire continuità. “Non c’è lavoro qualificato senza imprese competitive. E non ci sono imprese competitive senza organizzazione, visione e capacità professionali adeguate”, ha evidenziato.

Il Presidente regionale dei Giovani Imprenditori ha richiamato anche la responsabilità della politica nazionale ed europea nel garantire condizioni competitive equilibrate. Le imprese italiane, ha osservato, operano dentro un modello che tutela lavoro, sicurezza, ambiente, qualità e diritti: principi fondamentali che non devono trasformarsi, in assenza di adeguate politiche industriali, in uno svantaggio competitivo permanente. Da qui l’appello a investire su qualità, specializzazione, tecnologia di processo, sostenibilità, managerialità e formazione, rafforzando in modo stabile il rapporto tra imprese, scuola, università, istituzioni e associazioni di categoria.



Il passaggio di testimone: Marianna Velenosi nuovo Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori


Nel corso dell’evento si è svolto anche il momento ufficiale del rinnovo del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno. Massimiliano Bachetti, Presidente della Commissione elettorale, ha proclamato Marianna Velenosi, Marketing Manager di Velenosi Srl, nuova Presidente per il quadriennio 2026–2030.

A supportarla saranno i Vicepresidenti Paolo Antognozzi (AP Broker), Nicola Poli (CIA LAB Srl) e Riccardo Traini (Traini Eco Service Srl). Entrano nel Consiglio Direttivo Benedetta Battistini (Magazzini Gabrielli Spa), Camilla Formichetti (ETI Group Spa), Margherita Mastromonaco (Adriatica Pubblicità Srl), Luca Straccia (SDA Immobiliare Sas) e Loris Testa (Soltec Srl).

Nel suo primo intervento da Presidente, Marianna Velenosi ha parlato di una fase storica complessa, nella quale le imprese devono confrontarsi con costi energetici elevati, mercati instabili, competizione globale, difficoltà nel reperimento di competenze e necessità di trattenere i talenti nei territori. Forte della propria esperienza in un’azienda vitivinicola presente in oltre 55 Paesi, Velenosi ha richiamato il valore del ritorno nei luoghi d’origine dopo esperienze internazionali, trasformando conoscenze e relazioni in valore per il territorio.

“La resilienza oggi non basta più: serve unione”, ha affermato, indicando nella costruzione di connessioni vere tra imprese, generazioni, scuola, università e mondo del lavoro la direzione del nuovo mandato. Il capitale umano, nella sua visione, non è una semplice risorsa aziendale, ma “il motore della nostra capacità di evolvere”, la condizione che permette alle imprese di innovare e alle comunità di guardare avanti.



Chiara Trombini: “Non servono persone migliori, servono contesti migliori”


Tra i momenti più significativi e apprezzati del convegno, la relazione di Chiara Trombini, Associate Professor di Organization and People Management e Direttrice dell’Executive Master in Gestione delle Risorse Umane, Organizzazione e Leadership presso Luiss Business School, ha offerto una lettura lucida e approfondita delle trasformazioni che stanno ridefinendo il mondo del lavoro e l’organizzazione delle imprese.

Tra i momenti più significativi del convegno, la relazione della Prof.ssa Chiara Trombini della LUISS Business School, che ha analizzato le tre grandi forze che stanno ridefinendo il lavoro: intelligenza artificiale, crisi dell’engagement e convivenza di quattro generazioni all’interno delle organizzazioni.


Secondo Trombini, la vera sfida non consiste nel cercare “persone migliori”, ma nel costruire “contesti migliori”, capaci di favorire crescita, motivazione e collaborazione. Nel suo intervento ha evidenziato come entro il 2030 il 39% delle competenze oggi considerate fondamentali rischi di diventare obsoleto, richiamando l’urgenza di strategie strutturate di reskilling e upskilling.


Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra AI e organizzazione aziendale. È emerso come la tecnologia sia ormai accessibile anche alle PMI, ma richieda una visione chiara e focalizzata. L’approccio suggerito è quello definito “deep and narrow”: individuare un processo realmente strategico e utilizzare l’intelligenza artificiale per raddoppiarne velocità, precisione ed efficacia, evitando dispersioni in sperimentazioni superficiali.



Dalla teoria alla pratica: il confronto tra imprese, HR e manager


La tavola rotonda moderata da Barbara Capponi ha trasformato i temi emersi nella relazione della Prof.ssa Trombini in esperienze concrete di impresa, mostrando come capitale umano, engagement, intelligenza artificiale e passaggio generazionale siano oggi questioni decisive tanto nelle multinazionali quanto nelle PMI.

 

Alessandro Spadaro, People Experience Director di Pfizer Global Supply Italy, Austria, Croatia, ha aperto il confronto soffermandosi sui modelli di valorizzazione delle persone nelle grandi organizzazioni. Pur partendo da una provocazione — l’Europa è l’area del mondo con maggiori tutele nel lavoro, ma anche con livelli molto bassi di coinvolgimento — Spadaro ha sottolineato la necessità di continuare a lavorare sulle attitudini, sulle capacità e sugli interessi delle persone, perché quando questi elementi trovano corrispondenza nel lavoro “c’è un guadagno per tutti: per il lavoratore, per l’impresa e per l’ingaggio reciproco”.

Nel racconto dell’esperienza Pfizer, particolare attenzione è stata dedicata al modello delle “3P”: performance, potenziale e percorso. Un approccio che punta a incrociare risultati, attitudini e traiettorie professionali per costruire percorsi di crescita il più possibile personalizzati. Spadaro ha richiamato anche il rischio dell’anonimato nelle grandi organizzazioni globali, evidenziando come cultura d’impresa, valori condivisi, mission e comportamenti attesi siano strumenti fondamentali per generare identità e appartenenza.

 

Pasquale Di Bartolomeo, Amministratore Delegato di Gem Elettronica, società del gruppo Leonardo, ha portato nel dibattito l’esperienza di chi si trova a guidare l’integrazione di una realtà imprenditoriale di circa 200 persone all’interno di un grande gruppo industriale internazionale. Il punto di partenza, ha spiegato, è stato conoscere le persone, comprenderne le peculiarità e trasformare l’ingresso in un gruppo da 70.000 dipendenti non in una perdita di identità, ma in un’opportunità di crescita.

Di Bartolomeo ha insistito sulla necessità di una presenza manageriale concreta, fatta di ascolto, comunicazione e relazione quotidiana. “Io devo conoscere tutte le 200 persone”, ha affermato, spiegando che senza questa conoscenza diretta non è possibile accompagnare davvero il cambiamento. Centrale, nel suo intervento, anche il tema della formazione dei capi: spesso il problema non è nei collaboratori, ma nella capacità dei responsabili di comunicare, coinvolgere e rendere le persone partecipi degli obiettivi aziendali.

 

Alessandro Loggi, fondatore e Amministratore Delegato di CVing, società del Gruppo Umana, ha affrontato il tema della talent acquisition e dell’impatto dell’intelligenza artificiale nei processi HR. La sua esperienza imprenditoriale, nata proprio a San Benedetto del Tronto e poi sviluppata su scala nazionale e internazionale, ha permesso di collegare il tema dell’innovazione digitale a quello dell’attrattività dei territori.

Secondo Loggi, la talent acquisition non si esaurisce con l’assunzione, ma è un ciclo continuo che comprende visibilità, employer branding, onboarding e retention. Le piattaforme digitali e gli strumenti basati sull’AI possono rendere più rapidi ed efficaci i processi di candidatura e selezione, ma da soli non bastano. Per attrarre talenti servono contenuti credibili, comunicazione trasparente, percorsi chiari e un’organizzazione capace di valorizzare davvero le persone.

 

Sergio Nava, giornalista, scrittore e conduttore di Radio24, ha portato nel confronto lo sguardo di chi da anni racconta la mobilità dei giovani italiani, l’internazionalizzazione dei percorsi professionali e il fenomeno della cosiddetta “fuga dei talenti”. Nava ha evidenziato come il profilo dei giovani che scelgono esperienze all’estero sia cambiato nel tempo: meno rabbia e più consapevolezza, meno senso di abbandono e più costruzione autonoma del proprio percorso.

Secondo Nava, i problemi restano, a partire dai salari e dalla qualità dei percorsi di crescita, ma oggi molti giovani si muovono in una dimensione europea e internazionale molto più naturale rispetto al passato. Per attrarli o riportarli nei territori non bastano incentivi fiscali o generiche dichiarazioni di interesse: servono trasparenza, meritocrazia, chiarezza nelle offerte di lavoro e capacità di proporre progetti professionali credibili. “Non puoi vendere sogni, devi vendere solide realtà”, ha sintetizzato, invitando le imprese italiane a superare ambiguità comunicative, uso superficiale del linguaggio manageriale e logiche di fedeltà personale al capo.

 

Nel confronto tra i relatori è emerso con forza anche il ruolo dei capi come mentori. Spadaro ha definito l’employability una delle chiavi più efficaci di retention: un’impresa trattiene davvero le persone quando le mette nelle condizioni di imparare, sperimentare, crescere e diventare “imprenditori di sé stessi”. Di Bartolomeo ha aggiunto che i giovani oggi chiedono percorsi chiari già in fase di colloquio e che la flessibilità non riguarda più soltanto luoghi e orari, ma la capacità dell’azienda di evolvere insieme alle nuove aspettative professionali.

La parte finale della tavola rotonda ha riportato il dibattito su trasparenza, contrattazione, merito e capacità di esecuzione. Spadaro ha difeso il valore del sistema italiano di contrattazione collettiva, riconoscendone limiti e necessità di razionalizzazione, ma sottolineando anche il livello di trasparenza garantito da livelli, minimi e declaratorie pubbliche. Di Bartolomeo ha distinto con forza la lealtà verso l’azienda dalla fedeltà personale al capo, definendo quest’ultima una logica da superare. Loggi ha chiuso con un richiamo al rapporto tra giovani, creatività, AI ed execution: l’intelligenza artificiale può amplificare la generazione di idee, ma il salto competitivo nasce quando creatività, esperienza e capacità realizzativa vengono tenute insieme.



Pietro Straccia e l'invito a continuare l'impegno su territori, giovani e nuove responsabilità


A chiudere i lavori è stato nuovamente Pietro Straccia, che ha legato il senso dell’intera giornata al valore del territorio piceno e delle sue eccellenze. Nel suo intervento finale ha ricordato come Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e le province italiane non debbano essere considerate luoghi marginali, ma spazi capaci di generare impresa, creatività e valore industriale. Alimentare, vitivinicolo, manifattura, agricoltura, tessile, ricamo e artigianato evoluto sono stati richiamati come esempi di un capitale umano diffuso che spesso resta poco raccontato, ma che sostiene filiere di rilievo nazionale e internazionale.

Straccia ha trasformato la chiusura in un passaggio carico di emozioni, personale e associativo insieme, chiamando accanto a sé le persone che hanno accompagnato il suo percorso familiare e imprenditoriale e consegnando simbolicamente il testimone a Marianna Velenosi e alla nuova squadra. Il messaggio finale ha riportato il convegno alla parola da cui tutto era partito: insieme. Unire generazioni, territori, esperienza e innovazione non è solo un auspicio, ma la condizione per costruire una nuova stagione di competitività.


Francesca Pantaloni, Assessore della Regione Marche, ha infine portato i saluti istituzionali del Presidente Francesco Acquaroli e ha ricondotto il confronto alla responsabilità delle istituzioni nel creare condizioni favorevoli alla crescita del capitale umano. Nel suo intervento ha richiamato il valore del ricambio generazionale nelle imprese familiari e ha indicato in ricerca, innovazione e istruzione le leve decisive per accrescere la qualità delle competenze nei territori.

Pantaloni ha sottolineato come valorizzare il capitale umano non sia soltanto una scelta individuale o aziendale, ma una responsabilità collettiva. Per la Regione Marche, ha spiegato, questo significa lavorare per evitare la fuga dei talenti, favorire i rientri e creare le condizioni perché i giovani possano costruire futuro anche nelle aree periferiche. Il riferimento a Marianna Velenosi, rientrata nel territorio dopo esperienze all’estero, è diventato esempio concreto di un modello possibile: partire, formarsi, confrontarsi con il mondo e poi riportare competenze e visione nella propria comunità.


Dal confronto emerso a “Kune” prende forma una visione precisa: la competitività non può più essere misurata esclusivamente in termini di costo, produzione o tecnologia. Le imprese del futuro dovranno essere capaci di attrarre competenze, generare appartenenza, costruire leadership evolute, integrare generazioni diverse e utilizzare l’intelligenza artificiale senza perdere il valore dell’esperienza umana.

Ed è proprio su questa idea di competitività fondata sulle persone che i Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno hanno scelto di costruire il proprio nuovo percorso.