Confindustria
Ascoli Piceno

Di Piergiorgio Crincoli

Kune: focus di Chiara Trombini sull'evoluzione del mondo del lavoro

Nel convegno organizzato il 22 maggio a San Benedetto del Tronto l'analisi della docente della Luiss Business School

Chiara Trombini: “Non servono persone migliori, servono contesti migliori”


Tra i momenti più significativi e apprezzati del convegno “Kune” promosso dai Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno, la relazione della Prof.ssa Chiara Trombini della Luiss Business School ha offerto una lettura lucida e approfondita delle trasformazioni che stanno ridefinendo il mondo del lavoro e l’organizzazione delle imprese.

Un tema già più volte affrontato nel corso degli ultimi anni da Confindustria Ascoli Piceno a dimostrazione dell’attenzione alle dinamiche di trasformazione del contesto e alla velocità con cui evolvono a livello nazionale e internazionale.

Con un approccio pragmatico e fortemente orientato ai dati, la Prof.ssa Trombini ha costruito il proprio intervento attorno a una tesi centrale: la competitività delle imprese non dipenderà soltanto dalla capacità di introdurre nuove tecnologie, ma soprattutto dalla qualità dei contesti organizzativi che le aziende sapranno costruire. “Non servono persone migliori, servono ambienti migliori” è il messaggio che ha attraversato l’intera relazione, indicando come leadership, cultura aziendale, formazione e organizzazione rappresentino oggi il vero fattore differenziante.



Le tre grandi forze che stanno cambiando il lavoro


La Prof.ssa della Luiss Business School ha individuato tre grandi fenomeni destinati a ridefinire profondamente il mercato del lavoro nei prossimi anni:

  • l’intelligenza artificiale;
  • la crisi dell’engagement;
  • la convivenza simultanea di quattro generazioni nelle aziende.

Tre dinamiche che, secondo la Prof.ssa Trombini, non possono più essere affrontate separatamente, ma richiedono una strategia sistemica capace di integrare tecnologia, competenze e relazioni umane.



Intelligenza artificiale: la vera rivoluzione è organizzativa


Ampio spazio è stato dedicato all’impatto dell’AI, definita dalla relatrice come la “quarta rivoluzione industriale”, con una caratteristica inedita rispetto alle precedenti: “la macchina non sostituisce chi esegue, sostituisce chi decide.”

Un dato sorprendente: i lavoratori più esposti all'AI non sono i meno qualificati. Anthropic riporta che il 74% delle attività dei programmatori è a rischio di ridefinizione, il 70% per gli addetti al customer service, il 65% per gli analisti di dati. Richiamando analisi del World Economic Forum, la docente ha evidenziato come entro il 2030 il 39% delle competenze considerate oggi centrali rischi di diventare obsoleto.

Una trasformazione che impone alle imprese un cambio di paradigma nella gestione delle persone e della formazione.

La relazione ha inoltre affrontato il tema della competizione geopolitica sull’AI, sottolineando il forte vantaggio accumulato da Stati Uniti e Cina e il ritardo europeo nello sviluppo di modelli e infrastrutture tecnologiche.

In questo quadro, la Prof.ssa Trombini ha concluso sottolineando anche i limiti di un approccio prevalentemente regolatorio. L’AI Act europeo è necessario, ma rischia di diventare un freno se non accompagnato da un parallelo investimento in competenze e cultura tecnologica.

"L'AI non sostituisce le persone. Sostituisce le aziende che non evolvono."



Per le PMI serve un approccio “deep and narrow”


Uno dei passaggi più concreti e operativi dell’intervento ha riguardato l’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese.

Le analisi sul campo dimostrano come il problema non sia più l’accessibilità della tecnologia, ma la capacità strategica delle aziende di individuare dove l’AI possa realmente generare valore.

I dati di BCG parlano chiaro: il 96% delle aziende disperde risorse in pilot scollegati, mentre solo il 4% adotta un approccio focalizzato, ottenendo il doppio del ROI nel tempo.

Da qui il suggerimento di adottare un approccio “deep and narrow”: concentrarsi su un singolo processo strategico ad alto impatto e utilizzare l’AI per aumentarne velocità, precisione ed efficacia, evitando la dispersione in decine di sperimentazioni superficiali.

"In quale processo, se foste il doppio più veloci, cambiereste davvero il mercato? È da lì che dovete iniziare.”



Engagement: la grande emergenza organizzativa


Altro tema centrale della relazione è stato quello dell’engagement dei lavoratori, definito come una delle grandi emergenze organizzative contemporanee.

Richiamando i dati Gallup 2026, la Prof.ssa Trombini ha ricordato come l'Europa sia la regione con il tasso di engagement più basso al mondo: solo il 12% dei lavoratori europei è realmente coinvolto nel proprio lavoro. L'Italia si colloca ancora al di sotto di questa media: 11%. A titolo di confronto, la media globale è del 20%, quella di USA e Canada del 31%. Un disengagement che costa al mondo $10 trilioni di produttività persa ogni anno, il 9% del PIL mondiale.


La docente ha evidenziato alcuni errori ricorrenti nelle aziende:

  • trattare l’engagement come un evento occasionale;
  • promuovere il miglior tecnico invece del miglior leader;
  • misurare soltanto il “sentiment” senza intervenire sulle cause organizzative.


Per costruire ambienti realmente attrattivi, secondo la Prof.ssa Trombini servono quattro condizioni fondamentali:

  • appartenenza;
  • crescita e valorizzazione;
  • trasparenza ed equità;
  • senso dello scopo.


Ed è proprio qui che, paradossalmente, le PMI possono avere un vantaggio competitivo rispetto alle grandi organizzazioni: la prossimità tra imprenditore e collaboratori può infatti diventare una leva straordinaria di coinvolgimento e crescita.



Quattro generazioni in azienda: “gestire persone, non etichette”


Uno dei passaggi più innovativi della relazione ha riguardato il tema della convivenza tra generazioni in azienda.

La Prof.ssa Trombini ha messo in discussione molti degli stereotipi che dominano il dibattito pubblico sulle differenze tra Baby Boomer (1946-1964), Gen X (1965-1980), Millennials (1981-1996) e Gen Z (1997-2012): la ricerca dimostra che quelle differenze sono minime e prive di basi empiriche solide.

Ciò che davvero distingue le persone non è la generazione di appartenenza, ma fattori individuali come l'età, la fase della vita e della carriera, la personalità e le esperienze.

Da qui l’invito alle imprese a “gestire persone, non etichette”.


Valorizzare ciò che ogni persona porta: l'esperienza e la conoscenza dei più senior, l'energia al cambiamento dei più junior e costruire il ponte tra queste due risorse.


La risposta organizzativa indicata dalla docente passa attraverso:

  • il reverse mentoring;
  • l’investimento nell’apprendimento continuo per tutte le età;
  • il coinvolgimento reale di junior e senior nei processi decisionali.



L’AI non sostituisce il mestiere


Tra i messaggi più forti emersi dalla relazione, anche quello relativo ai limiti dell’intelligenza artificiale.

Secondo la Prof.ssa Trombini, l’AI non può sostituire la conoscenza tacita che nasce dall’esperienza: la capacità di leggere un cliente, comprendere il momento giusto per una trattativa, interpretare segnali deboli o gestire relazioni complesse.


“I giovani portano l’AI, i senior portano l’esperienza: il valore nasce quando queste due dimensioni lavorano insieme”, è stata la sintesi di uno dei passaggi più apprezzati dal pubblico.

La conclusione della docente della Luiss Business School ha riportato il dibattito al tema centrale dell’intero convegno: il capitale umano come principale leva competitiva del futuro.


Una sfida che richiederà non soltanto investimenti tecnologici, ma anche leadership evolute, organizzazioni inclusive, formazione continua e una nuova cultura manageriale capace di mettere realmente le persone al centro.



- In allegato la presentazione della Prof.ssa Chiara Trombini.