Confindustria
Ascoli Piceno
Le recenti discussioni emerse al Parlamento europeo in merito all’Accordo UE–Mercosur rappresentano un segnale che desta preoccupazione non solo per l’industria, ma più in generale per il valore strategico che questo dossier riveste per l’Unione europea e per il sistema produttivo italiano.
Rimettere in discussione un accordo negoziato nel corso di oltre venticinque anni, finalizzato ad ampliare l’accesso ai mercati internazionali e a rafforzare il ruolo dell’Europa nello scenario globale, rischia infatti di introdurre nuovi elementi di incertezza in una fase economica già particolarmente complessa.
È in questo contesto che si colloca anche la riflessione di Pietro Straccia, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno, che richiama l’esigenza di affrontare il tema del Mercosur con un approccio industriale, pragmatico e responsabile, in linea con le posizioni espresse a livello nazionale dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
“L’Italia – e con essa i nostri territori – è un Paese fortemente orientato all’export" sottolinea Straccia. “Riaprire il dibattito su accordi strategici già negoziati rischia di indebolire la credibilità dell’Europa e di penalizzare quelle imprese che competono quotidianamente sui mercati internazionali”.
Il sistema produttivo del Piceno si fonda su comparti ad elevata vocazione industriale e internazionale, come la meccanica, la chimica e il farmaceutico, settori per i quali l’accesso a nuovi mercati rappresenta una condizione essenziale di sviluppo. In questa prospettiva, l’apertura commerciale non è una concessione, ma uno strumento necessario per sostenere crescita, investimenti e occupazione. Potenzialmente un driver per tante piccole imprese che anche nell’eccellenza di nicchia potrebbero trovare nuovi canali di espansione.
Accanto a questi ambiti, il quadro dell’export italiano verso l’area Mercosur evidenzia come il cuore delle relazioni economiche sia oggi saldamente industriale.
Secondo i dati della Commissione europea (2024), le esportazioni italiane verso i Paesi Mercosur sono trainate in primo luogo dai macchinari e dalle apparecchiature elettriche, che superano i 3 miliardi di euro, seguiti dalla chimica e dal farmaceutico, con circa 1,2 miliardi di euro. A questi si affiancano le attrezzature per il trasporto, che si attestano intorno ai 0,6 miliardi, e i comparti della siderurgia e dei metalli, con poco più di 0,5 miliardi di euro. Completano il quadro settori come plastica e gomma e gli strumenti ottici, medicali e di misura, entrambi prossimi ai 0,4 miliardi di euro. Numeri che, nel loro insieme, restituiscono l’immagine di un mercato in cui l’Italia è già presente con produzioni ad alto contenuto tecnologico e di valore, e che confermano come il Mercosur rappresenti un’estensione naturale della proiezione internazionale del nostro sistema industriale. In questo contesto, anche l’ambito alimentare può trovare spazi di sviluppo, non tanto in una logica di volumi, quanto come parte di un più ampio posizionamento del Made in Italy all’interno di mercati che stanno evolvendo rapidamente e che richiedono qualità, affidabilità e capacità di differenziazione.
L’appello di Confindustria a dare attuazione all’accordo UE–Mercosur, nell’interesse dell’Europa e dell’Italia, rappresenta un richiamo alla responsabilità istituzionale e industriale. Una responsabilità che, anche a livello territoriale, si traduce nella necessità di accompagnare le imprese nel rafforzamento dei propri strumenti competitivi. Il nodo centrale resta quello della competizione globale.
“Il Mercosur non è un caso isolato, ma un esempio di ciò che sempre più spesso le nostre imprese si troveranno ad affrontare: mercati complessi, dinamici e altamente competitivi. Rinunciare a misurarsi con questi contesti non rafforza il sistema industriale, lo espone piuttosto a un progressivo indebolimento. La sfida – conclude Straccia – non è quella di fermare i mercati, ma di studiarli e preparare le imprese ad affrontarli: investendo in innovazione, tutela del marchio, capacità di posizionamento e presenza internazionale. È su questo terreno che anche il Piceno può giocare un ruolo attivo”.